FOREIGN LANDS di R. L. Stevenson

FOREIGN LANDS

Up into the cherry tree
Who should climb but little me?
I held the trunk with both my hands
And looked abroad in foreign lands.

I saw the next door garden lie,
Adorned with flowers, before my eye,
And many pleasant places more
That I had never seen before.

I saw the dimpling river pass
And be the sky’s blue looking-glass;
The dusty roads go up and down
With people tramping in to town.

If I could find a higher tree
Farther and farther I should see,
To where the grown-up river slips
Into the sea among the ships,

To where the road on either hand
Lead onward into fairy land,
Where all the children dine at five,
And all the playthings come alive.

 

TERRE STRANIERE

Chi può salire sul ciliegio, in cima,
se non io, come ho fatto prima,
tenendomi aggrappato con tutte le due mani
per guardare paesi strani e lontani?

Ho visto il grande giardino confinante
pieno di fiori coltivati e piante
e tanti altri luoghi belli ancora
che non avevo mai visto finora.

Ho visto il fiume correre e incresparsi,
le strade polverose salire qua e là
con gente che arrancava verso la città.

Se potessi trovare un albero più alto
vedrei più lontano con lo stesso risalto,
dove il fiume cresciuto va a sfociare
tra le navi ondeggianti in mezzo al mare,

dove ogni strada, da qualunque lato,
conduce infine a un paese fatato
dove alle cinque la cena finita
e i giocattoli prendono vita.

 

poesia scelta da maria minella