A CHI TANTO E A CHI GNENTE di Trilussa

A CHI TANTO E A CHI GNENTE

Da quanno che dà segni de pazzia,
povero Meo! fa pena! È diventato
pallido, secco secco, allampanato,
robba che se lo vedi scappi via!
er dottore m’ha detto: – È ‘na mania
che nun se pò guarì: lui s’è affissato
d’esse un poeta, d’esse un letterato,
ch’è la cosa più peggio che ce sia! –
Dice ch’er gran talento è stato quello
che j’ha scombussolato un po’ la mente
pe’ via de lo sviluppo der cervello…
Povero Meo! Se invece d’esse matto
fosse rimasto scemo solamente,
chi sa che nome se sarebbe fatto!

 

poesia scelta da Mariam Aiz

FRANCIS TURNER di Edgar Lee Masters

FRANCIS TURNER

I could not run or play in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink-
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines–
There on that afternoon in June
By Mary’s side–
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

 

FRANCIS TURNER

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere –
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti –
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary –
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggì.

 

poesia scelta da maria minella

MUCH MADNESS IS DIVINEST SENSE di Emily Dickinson

MUCH MADNESS IS DIVINEST SENSE

Much Madness is divinest Sense –
To a discerning Eye –
Much Sense – the starkest Madness –
’Tis the Majority
In this, as all, prevail –
Assent – and you are sane –
Demur – you’re straightway dangerous –
And handled with a Chain –

 

MOLTA FOLLIA È SAGGEZZA DIVINA

Molta follia è saggezza divina
per chi è in grado di capire
Molta saggezza pura follia
Ma è la maggioranza in questo, in tutto, che prevale
Conformati: sarai sano di mente
Obietta: sarai pazzo da legare
Immediatamente pericoloso e presto incatenato.

 

poesia scelta da sara paganin

LOVE IN THE ASYLUM di Dylan Thomas

LOVE IN THE ASYLUM

A stranger has come
To share my room in the house not right in the head,
A girl mad as birds

Bolting the night of the door with her arm her plume.
Strait in the mazed bed
She deludes the heaven-proof house with entering clouds

Yet she deludes with walking the nightmarish room,
At large as the dead,
Or rides the imagined oceans of the male wards.

She has come possessed
Who admits the delusive light through the bouncing wall,
Possessed by the skies

She sleeps in the narrow trough yet she walks the dust
Yet raves at her will
On the madhouse boards worn thin by my walking tears.

And taken by light in her arms at long and dear last
I may without fail
Suffer the first vision that set fire to the stars.

 

AMORE IN MANICOMIO

Un’estranea è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
Elude la stanza a prova di cielo con ingressi di nuvole

E la stanza da incubi elude col suo passeggiare,
Su e giù come i morti,
O cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.

Venne da me invasata,
Colei che fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce,
Invasata dal cielo

Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
E a piacer suo vaneggia
Sopra l’assito del manicomio consumato dai passi del mio pianto.

E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza timore
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

 

poesia scelta da donia mizane

PENSIERO, IO NON HO PIÙ di Alda Merini

PENSIERO, IO NON HO PIÙ

Pensiero io non ho più parole,
ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce…
Pensiero dove hai le radici?
nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
sei così ardito vorace
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell’antro della follia.

 

poesia scelta da Francesca Masocco

 

DIE BÖSEN GEDANKEN di Ellen West

DIE BÖSEN GEDANKEN 

Ich wage nicht mehr alleine
Fort in den Wald zu gehen,
Weil hinter jedem Baume
Die bösen Geister stehen.

Weil hinter jedem Strauche
Ein wilder Kobold wacht,
Und zwischen grünen Zweigen
Hervor ein Dämon lacht.

Und wenn sie mich so einsam
erblicken, so allein,
Dann schliessen sie mich höhnend
Von allen Seiten ein.

Dann packen sie mich grimmig
Und greifen mir ans Herz,
Und lachen nur und spotten
Ob meinem Weh und Schmerz.

“Weißt du nicht?” kling ihr Rufen,
“Wer wir gewesen sind?
Nicht immer böse Geister,
Nicht stets ein Höllenkind.

Einst waren wir Dein Denken,
dein Hoffen, stolz und rein!
Wo sind jetzt Deine Pläne
Und Deine Träumerei‘n?

Verschüttet sind sie alle,
Verweht in Wind und Sturm,
Du selbst ein Nichts geworden,
Ein banger Erdenwurm!

Da mussten wir entweichen
hinaus in dunkle Nacht,
Der Fluch, der Dich getroffen,
hat uns so schwarz gemacht.

Doch suchst Du Ruh‘ und Frieden,
Dann kriechen wir herbei,
Dann wollen wir uns rächen
Mit unserm Hohngeschrei!

Und suchst Du Glück und Freude,
Dann stellen wir uns ein,
Anklagend, höhnend werden
Wir immer bei Dir sein!”

 

I CATTIVI PENSIERI

Da sola non oso più
andare nel bosco,
poiché dietro ad ogni albero
stanno gli spiriti malvagi.

Poiché dietro ad ogni cespuglio
mi osserva un coboldo selvaggio,
e fra i rami verdi
ride un demonio.

E quando mi scorgono
così sola, senza nessuno,
allora mi rinchiudono da tutte le parti
schernendomi.

Poi mi vengono addosso selvaggiamente
e mi prendono per il cuore,
e ridono e prendono in giro
i miei lamenti ed il mio dolore.

“Non sai forse” dicono,
“Chi siamo stati?
Non sempre spiriti malvagi,
non sempre prole dell’inferno.

Un tempo eravamo i tuoi pensieri,
le tue speranze, orgogliose e pure!
Ma adesso dove sono i tuoi progetti,
i tuoi sogni?

Sono scomparsi tutti,
avvizziti in vento e tempesta,
tu stessa diventata un niente,
un miserabile verme.

Per questo dobbiamo svanire
via nella notte nera,
tanto cupi ci ha reso la maledizione
che ti ha colpito.

Quando cerchi quiete, pace,
ti strisciamo attorno,
vogliamo vendicarci
con le nostra urla di disprezzo!

E se cerchi felicità, gioia,
noi ci mettiamo in mezzo,
accusando, schernendo
saremo sempre insieme a te!”

 

poesia scelta da nicola dalla sega

 

I ENVY SEAS, WHEREON HE RIDES di Emily Dickinson

I ENVY SEAS, WHEREON HE RIDES

I envy Seas, whereon He rides—
I envy Spokes of Wheels
Of Chariots, that Him convey—
I envy Crooked Hills

That gaze upon His journey—
How easy All can see
What is forbidden utterly
As Heaven—unto me!

I envy Nests of Sparrows—
That dot His distant Eaves—
The wealthy Fly, upon His Pane—
The happy—happy Leaves—

That just abroad His Window
Have Summer’s leave to play—
The Ear Rings of Pizarro
Could not obtain for me—

I envy Light—that wakes Him—
And Bells—that boldly ring
To tell Him it is Noon, abroad—
Myself—be Noon to Him—

Yet interdict—my Blossom—
And abrogate—my Bee—
Lest Noon in Everlasting Night—
Drop Gabriel—and Me—

 

INVIDIO I MARI CHE LUI ATTRAVERSA

Invidio i mari che lui attraversa –
invidio i raggi delle ruote
della carrozza che lo porta in giro –
invidio le curve colline
che osservano il suo viaggio.
Tutti possono vedere facilmente
quel che invece – ah, cielo –
a me è vietato assolutamente.

Invidio i nidi dei passeri
che punteggiano le sue lontane grondaie –
la mosca soddisfatta sul suo vetro –
e le foglie felici – felici –

che fuori dalla sua finestra
scherzano approvate dall’estate –
gli orecchini di Pizarro
non potrebbero acquistare ciò per me.

Invidio la luce che lo sveglia –
e le campane che gli annunciano con forti
rintocchi il mezzogiorno. Fossi io
per lui il mezzogiorno.

Ma mi vieto di fiorire –
e annullo la mia ape –
per paura che il mezzogiorno
sprofondi me e Gabriele nella notte infinita.

 

poesia scelta da veronica gaio

ELEGIA PODRÓŻNA di Wislawa Szymborska

ELEGIA PODRÓŻNA

Wszystko moje, nic własnością,
nie własnością dla pamięci,
a moje dopóki patrzę.
Ledwie wspomniane, już niepewne,
Boginie swoich słów.

Z miasta Samokow tylko deszcz
i nic prócz deszczu.

Paryż od Luwru do paznokcia
bielmem zachodzi.

Z bulwaru Saint-Martin zostały schodki
i wiodą do zaniku.

Nic więcej niż półtora mostu
w Leningradzie mostowym.

Biedna Uppsala
z odrobiną wielkiej katedry.

Nieszczęsny tancerz sofijski,
ciało bez twarzy.

Osobno jego twarz bez oczu,
osobno jego oczy bez źrenic,
osobno źrenice kota.

Kaukaski orzeł szybuje
nad rekonstrukcją wąwozu,
złoto słońca nieszczere
i fałszywe kamienie.

Wszystko moje, nic własnością,
nie własnością dla pamięci,
a moje dopóki patrzę.

Nieprzebrane, nieobjęte,
a poszczególne aż do włókna,
ziarnka piasku, kropli wody
– krajobrazy.

Nie uchowam ani źdźbła
w jego pełnej widzialności.

Powitanie z pożegnaniem
w jednym spojrzeniu.

Dla nadmiaru i dla braku
jeden ruch szyi.

 

ELEGIA DI VIAGGIO

Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.
Dee appena ricordate, già incerte
delle proprie teste.

Della città di Samokov solo la pioggia,
nient’altro che la pioggia.

Parigi dal Louvre fino all’unghia
si vela d’una cateratta.

Del boulevard Saint-Martin restano scalini
e vanno in dissolvenza.

Nient’altro che un ponte e mezzo
della Leningrado dei ponti.

Povera Uppsala,
con un briciolo della grande cattedrale.

Sciagurato ballerino di Sofia,
corpo senza volto.

Ora il suo viso senza occhi,
ora i suoi occhi senza pupille,
ora le pupille di un gatto.

L’aquila del Caucaso volteggia
sulla ricostruzione d’una forra,
l’oro falso del sole
e le pietre finte.

Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.

Innumerevoli, inafferrabili,
ma distinti fino alla fibra,
al granello di sabbia, alla goccia d’acqua
– paesaggi.

Neppure un filo d’erba
conserverò visibile.

Benvenuto e addio
in un solo sguardo.

Per l’eccesso e per la mancanza
un solo movimento del collo.

 

poesia scelta da laura rech

CAMINANTE, NO HAY CAMINO di Antonio Machado

CAMINANTE, NO HAY CAMINO

Caminante, son tus huellas
el camino, y nada mas;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino,
y al volver la vista atras
se ve la senda que nunca
se ha de pisar.
Caminante, no hay camino,
sino estelas en la mar.

 

TU CHE SEI IN VIAGGIO

Tu che sei in viaggio,
sono le tue orme
la strada, nient’altro;
tu che sei in viaggio,
non sei su una strada,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e girandoti indietro
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Tu che sei in viaggio,
non hai una strada,
ma solo scie nel mare.

 

poesia scelta da sara paganin

FOREIGN LANDS di R. L. Stevenson

FOREIGN LANDS

Up into the cherry tree
Who should climb but little me?
I held the trunk with both my hands
And looked abroad in foreign lands.

I saw the next door garden lie,
Adorned with flowers, before my eye,
And many pleasant places more
That I had never seen before.

I saw the dimpling river pass
And be the sky’s blue looking-glass;
The dusty roads go up and down
With people tramping in to town.

If I could find a higher tree
Farther and farther I should see,
To where the grown-up river slips
Into the sea among the ships,

To where the road on either hand
Lead onward into fairy land,
Where all the children dine at five,
And all the playthings come alive.

 

TERRE STRANIERE

Chi può salire sul ciliegio, in cima,
se non io, come ho fatto prima,
tenendomi aggrappato con tutte le due mani
per guardare paesi strani e lontani?

Ho visto il grande giardino confinante
pieno di fiori coltivati e piante
e tanti altri luoghi belli ancora
che non avevo mai visto finora.

Ho visto il fiume correre e incresparsi,
le strade polverose salire qua e là
con gente che arrancava verso la città.

Se potessi trovare un albero più alto
vedrei più lontano con lo stesso risalto,
dove il fiume cresciuto va a sfociare
tra le navi ondeggianti in mezzo al mare,

dove ogni strada, da qualunque lato,
conduce infine a un paese fatato
dove alle cinque la cena finita
e i giocattoli prendono vita.

 

poesia scelta da maria minella