definizioni & aforismi…

 

Poezję –
tylko co to takiego poezja.
Niejedna chwiejna odpowiedź
na to pytanie już padła.
A ja nie wiem i nie wiem i trzymam się tego
jak zbawiennej poręczy.

La poesia –
ma cos’è mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
è stata già data in proposito.
    Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
                                               come all’àncora d’un corrimano.                                                                                      

Wisława Szymborska

.

.

La poesia è il canto di un nomade che precede gli scarabocchi di uno stanziale

Josif Brodskij

.

.

La poesia è l’eterna riabilitazione da un trauma di cui si ignora la natura

Andrea Zanzotto

.

.

Fine writing is fine doing 

Keats

.

.

L’utilità della poesia sta nel ricordarci / quanto sia difficile restare la stessa persona, / perché la nostra casa è aperta, la porta senza chiave / e ospiti invisibili entrano ed escono. / Ciò di cui parlo non è, d’accordo, poesia. / Perché è lecito scrivere versi di rado e controvoglia, / spinti da una costrizione insopportabile e solo con la speranza / che spiriti buoni, non maligni, facciano di noi il loro strumento.

Czesław Miłosz

.

.

Ogni immagine poetica, mentre rinnova il nostro stupore di fronte all’esistenza delle cose, interroga perché esiste qualcosa anziché il nulla

Charles Simic

.

.

La poesia continuerà ad essere una delle poche risorse offerte all’uomo per andare oltre se stesso e scoprire ciò che egli è nel profondo e all’origine

Octavio Paz

.

.

I poeti non fanno altro che ‘raccogliere echi / brandelli di vecchia luce / fiori bruciati e poi cantare

Karen Press

.

.

Dal canto suo la poesia si addice agli emigranti, a quegli sventurati sull’orlo di un precipizio, sospesi con il misero fagotto tra le generazioni, tra i continenti

Adam Zagajewski

.

.

La pittura è poesia muta, la poesia è pittura che parla 

Simonide

.

.

Ogni poeta è in sostanza un emigrato Emigrato dall’eternità al tempo, esiliato a vita dal suo cielo

Marina Cvetaeva

.

.

Dopo cinquant’anni / passati a scrivere / la poesia / può rivelarsi al poeta / sotto forma di albero / di uccello / che vola via / di luce // assume la forma / delle labbra / fa il nido nel silenzio // oppure vive dentro il poeta / priva di forma e di contenuto

Tadeusz Różewicz

.

.

Ach, aber mit Versen ist so wenig getan, wenn man sie früh schreibt.

Man sollte warten damit und Sinn und Süßigkeit sammeln ein ganzes Leben lang und ein langes womöglich, und dann, ganz zum Schluß, vielleicht könnte man dann zehn Zeilen schreiben, die gut sind.

Denn Verse sind nicht, wie die Leute meinen, Gefühle (die hat man früh genug), – es sind Erfahrungen.

Um eines Verses willen muß man viele Städte sehen, Menschen und Dinge, man muß die Tiere kennen, man muß fühlen, wie die Vogel fliegen, und die Gebärde wissen, mit welcher die kleinen Blumen sich auftun am Morgen.

Man muß zurückdenken können an Wege in unbekannten Gegenden, an unerwartete Begegnungen und an Abschiede, die man lange kommen sah, – an Kindheitstage, die noch unaufgeklärt sind, … an Tage in stillen, verhaltenen Stuben und an Morgen am Meer, an das Meer überhaupt, an Meere, an Reisenächte, die hoch dahinrauschten und mit allen Sternen flogen, – und es ist noch nicht genug, wenn man an alles das denken darf.

Man muß Erinnerungen haben an viele Liebesnächte, von denen keine der andern glich, an Schreie von Kreißenden und an leichte, weiße, schlafende Wöchnerinnen, die sich schließen.

Aber auch bei Sterbenden muß man gewesen sein, muß bei Toten gesessen haben in der Stube mit dem offenen Fenster und den stoßweisen Geräuschen.

Und es genügt auch noch nicht, daß man Erinnerungen hat. Man muß sie vergessen können, wenn es viele sind, und man muß die große Geduld haben, zu warten, daß sie wiederkommen.

Denn die Erinnerungen selbst sind es noch nicht.

Erst wenn sie Blut werden in uns, Blick und Gebärde, namenlos und nicht mehr zu unterscheiden von uns selbst, erst dann kann es geschehen, daß in einer, sehr seltenen. Stunde das erste Wort eines Verses aufsteht in ihrer Mitte, und aus ihnen ausgeht.

Rainer Maria Rilke
Die Aufzeichnungen des Malte Laurids Brigge

Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto.

Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone.

Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze.

Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.

Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute, a incontri inaspettati e a separazioni che si videro venire da lungi, a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati, … a giorni in camere silenziose, raccolte, e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle, e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.

Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono.

Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate.

E anche avere ricordi non basta.

Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.

Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.

Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Rainer Maria Rilke 
I quaderni di Malte Laurids Brigge

.

.

i poeti rendono più acuta la sofferenza e a un tempo la leniscono

Dževad Karahasan

.

.

ПОЭТ

1

Поэт – издалека заводит речь.
Поэта – далеко заводит речь.

Планетами, приметами, окольных
Притч рытвинами… Между да и нет
Он даже размахнувшись с колокольни
Крюк выморочит… Ибо путь комет –

Поэтов путь. Развеянные звенья
Причинности – вот связь его! Кверх лбом
Отчаетесь! Поэтовы затменья
Не предугаданы календарем.

Он тот, кто смешивает карты,
Обманывает вес и счет,
Он тот, кто спрашивает с парты,
Кто Канта наголову бьет,

Кто в каменном гробу Бастилий
Как дерево в своей красе.
Тот, чьи следы – всегда простыли,
Тот поезд, на который все
Опаздывают…
– ибо путь комет

Поэтов путь: жжя, а не согревая.
Рвя, а не взращивая – взрыв и взлом –
Твоя стезя, гривастая кривая,
Не предугадана календарем!

8 апреля 1923

МАРИНА ЦВЕТАЕВА

.

IL POETA

1

Da lontano – il poeta prende la parola.
Le parole lo portano – lontano.

Per pianeti, sogni, segni… Per le traverse vie
dell’allusione. Tra il sì e il no il poeta,
anche spiccando il volo da un balcone
trova un appiglio. Giacché il suo

è passo di cometa. E negli sparsi anelli
della casualità è il suo nesso. Disperate –
voi che guardate il cielo! L’eclisse del poeta
non c’è sui calendari. Il poeta è quello

che imbroglia in tavola le carte,
che inganna i conti e ruba il peso.
Quello che interroga dal banco,
che sbaraglia Kant,

che sta nella bara di Bastiglie
come un albero nella sua bellezza…
È quello che non lascia tracce,
il treno a cui non uno arriva
in tempo…
Giacché il suo

è passo di cometa: brucia e non scalda,
cuoce e non matura – furto! scasso! –
tortuoso sentiero chiomato
ignoto a tutti i calendari…

8 aprile 1923

Marina Cvetaeva

.

.

La poesia aggancia una parola all’altra e un concetto all’altro nell’inevitabilità di un certo ritmo, rilascia un’energia maggiore rispetto a un’introspezione razionale

Josif Brodskij

.

.

A volte s’inginocchia anche la poesia
davanti al suo foglio bianco
o si nasconde dietro al foglio e guarda
il mondo.
Karlòvasi, 22.8.1978

Ghiannis Ritsos