Cosa conta e cosa resta, allora?

 

Il progetto è stato pensato come un dispositivo per generare contesti e prove di risposta una volta accolta la domanda introduttiva e via via tutte le domande formulate da tutti i soggetti coinvolti.

Forse anche per sor/prenderci tutti.

E per rimanere aperto – quell’ ‘io non lo so’ della poesia sulla poesia di Wisława Szymborska disponibile a proseguire ricerca e percorso.

 

Tre aspetti, tra gli altri, ci sembrano particolarmente interessanti:

 

E-laborare/Conoscere

A scuola, ma forse un po’ dappertutto, lavorare significa/dovrebbe significare elaborare. Potremmo dunque chiamare elaboratori i luoghi deputati a questa attività: è nel processo pensare/fare e ripensare sul fatto per il da farsi che si sviluppa l’apprendimento.
Anche dell’adulto/degli adulti implicati. Noi, ad esempio. Da parte nostra, abbiamo cercato di custodire le condizioni di sviluppo di tale processo accompagnandone le diverse fasi, ascoltando e rielaborando via via possibili proposte.

 

Confrontare/Organizzare

La dimensione organizzativa di un progetto è importante: il come fare deve essere coerente con il cosa fare e con gli obiettivi che ci si prefigge.
Come autori ci siamo assunti il compito di curare i contatti tra i diversi partecipanti al progetto e di esplorare ulteriori possibilità di coinvolgimento e comunicazione.
L’ente locale, la biblioteca, la scuola, la singola classe, l’esperto, gli autori: ciascuno dei soggetti coinvolti agisce una propria cultura organizzativa, procedure e modi propri di pensare e di fare.
Il progetto è stato anche un laboratorio di confronto su questo piano.

 

Riconoscere/Riconoscenza

         

Alcune delle cose che (ci) restano:

            l’assunzione di responsabilità, anche formale, del progetto da parte dei soggetti coinvolti

    –   il rispetto delle fonti proposte e/o liberamente scelte inscritto nella creatività di ri/elaborazione di studentesse e studenti

        –   la condivisione e relativa documentazione del percorso di ricerca da parte di adulti e giovani, il loro reciproco ascolto

   –   la dimensione corale che ha accolto/composto/armonizzato i singoli apporti in iniziative pubbliche realizzate durante il percorso nella città e nella scuola

       –   la gioia della libertà imparata nel costruire saperi ed esperienze significative per ciascuno a scuola e fuori della scuola attraverso:

il confronto tra generi e generazioni

l’organizzazione necessaria per sostenere il progetto, i ruoli agiti, i risultati raggiunti, le difficoltà incontrate

l’importanza delle domande di cui non si sanno già le risposte ma che in qualche modo aprono ad esse e le rendono possibili

il conoscere come intreccio di molteplici dimensioni, aspetti, condizioni; come necessità della presa di coscienza di presupposti e strumenti; come riconoscenza verso chi condivide con noi questo processo e lo rende possibile.

 

 

Il sottotitolo del nostro progetto dice:

 

Una proposta per pensare, dire, condividere qualche risposta.

E continuare a cercare.

 

Ci sembra che anche questo blog  testimoni una ricerca che pro-segue.

                                                             cristiana massioni & ernesto perillo – gennaio 2016