TINTE DEL TRAMONTO di Ghiannis Ritsos

 

TINTE DEL TRAMONTO

Affollamento, – moto, tram, biciclette, autobus, ragazze –
cemento, ferro e stoffe di seta. Un cane piscia
sul palo a un incrocio. Una donna grida a qualcuno.

E’ l’ora in cui chiudono
le banche, i negozi, gli uffici. Il tramonto tinge
i visi di viola, d’arancione, rosa, azzurro
e uno solo d’oro; – scompare nell’ombra delle statue.

Un silenzio profondo sopraggiunge. Ogni cosa
calma e imponente allo stesso tempo, ti chiede un posto
in un angolo della poesia. Un vetro rotto,
gettato in un canto della via, riflette lo scarlatto del tramonto. Più tardi
una donna gettò dalla finestra a occidente un mazzo di fiori appassiti.
Due gocce d’acqua mi caddero sulla guancia –

Oh, mitigante frescura, munifica tristezza. Continuo.
In qualche sempre o in qualche luogo il 99 per cento è poesia.

 

poesia scelta da Sofia Giacometti

 

PREGHIERA ALLA POESIA di Antonia Pozzi

PREGHIERA ALLA POESIA

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

 

poesia scelta da Emma Coba

LA POESIA di Pablo Neruda

LA POESÍA

Y fue a esa edad… Llegó la poesía
a buscarme. No sé, no sé de dónde
salió, de invierno o río.
No sé cómo ni cuándo,
no, no eran voces, no eran
palabras, ni silencio,
pero desde una calle me llamaba,
desde las ramas de la noche,
de pronto entre los otros,
entre fuegos violentos
o regresando solo,
allí estaba sin rostro
y me tocaba.

Yo no sabía qué decir, mi boca
no sabía
nombrar,
mis ojos eran ciegos,
y algo golpeaba en mi alma,
fiebre o alas perdidas,
y me fui haciendo solo,
descifrando
aquella quemadura,
y escribí la primera línea vaga,
vaga, sin cuerpo, pura
tontería,
pura sabiduría
del que no sabe nada,
y vi de pronto
el cielo
desgranado
y abierto,
planetas,
plantaciones palpitantes,
la sombra perforada,
acribillada
por flechas, fuego y flores,
la noche arrolladora, el universo.

Y yo, mínimo ser,
ebrio del gran vacío
constelado,
a semejanza, a imagen
del misterio,
me sentí parte pura
del abismo,
rodé con las estrellas,
mi corazón se desató en el viento.

 

LA POESIA

A quell’età… La poesia venne
a cercarmi. Proprio non so da dove
uscì, se dall’inverno o dal fiume.
Non so come né quando,
non erano voci, non erano
parole, nè silenzio,
però mi chiamava da una strada,
di notte dai rami,
all’improvviso
da solo o in compagnia,
tra fuochi abbaglianti,
era lì, senza volto
mi toccava.

Non potevo parlare, la mia bocca
non sapeva
nominare,
i miei occhi erano ciechi,
qualcosa mi colpiva l’anima,
febbre o ali perdute,
fui solo
a decifrare
quella ustione,
scrissi la prima riga,
confusa, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza di chi non sa,
così vidi
il cielo
sgranato
e aperto,
i pianeti,
le colture palpitanti,
l’ombra colpita
trapassata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente dell’universo.

Ed io, minuscolo,
confuso dal grande vuoto
disseminato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii limpida parte
dell’abisso,
volteggiai con le stelle,
il mio cuore si scatenò nel vento.

 

poesia scelta da Matteo Toigo