LARGO POMERIDIANO di Milo De Angelis

LARGO POMERIDIANO

Ora che le canoe attraversano il fiume
movimenti
nel sole festivo, mentre lo sguardo
si chiude sulle ragioni

dove questa morte non è solo svanire
ma insieme, un poco, esserci
alla periferia della gioia
che si apre, reca l’offerta
leggera al brillare di una goccia
ed è escluso il commento
quando le rive al mattino
portano la loro forza
messaggera di un nome, in ascolto,
e traducono la volontà del corpo, la carezza imminente

guardare……vivendo……qui

la stagione intatta
che ha un tempo per durare
ma spinge più in là
non fruga nelle macerie e chiede
una scrittura inosservata.

 

poesia scelta da Giorgio De Giacinto

EPITAFFIO A UN CANE di Lord Byron

EPITAPH TO A DOG

Near this Spot
are deposited the Remains of one
who possessed Beauty without Vanity,
Strength without Insolence,
Courage without Ferosity,
and all the virtues of Man without his Vices.
This praise, which would be unmeaning Flattery
if inscribed over human Ashes,
is but a just tribute to the Memory of
BOATSWAIN, a DOG,
who was born in Newfoundland May 1803
and died at Newstead Nov. 18th, 1808.

When some proud Son of Man returns to Earth,
Unknown to Glory but upheld by Birth,
The sculptor’s art exhausts the pomp of woe,
And storied urns record who rests below:
When all is done, upon the Tomb is seen
Not what he was, but what he should have been.
But the poor Dog, in life the firmest friend,
The first to welcome, foremost to defend,
Whose honest heart is still his Master’s own,
Who labours, fights, lives, breathes for him alone,
Unhonour’d falls, unnotic’d all his worth,
Deny’d in heaven the Soul he held on earth:
While man, vain insect! hopes to be forgiven,
And claims himself a sole exclusive heaven.
Oh man! thou feeble tenant of an hour,
Debas’d by slavery, or corrupt by power,
Who knows thee well, must quit thee with disgust,
Degraded mass of animated dust!
Thy love is lust, thy friendship all a cheat,
Thy tongue hypocrisy, thy heart deceit!
By nature vile, ennobled but by name,
Each kindred brute might bid thee blush for shame.
Ye! who behold perchance this simple urn,
Pass on, it honors none you wish to mourn.
To mark a friend’s remains these stones arise;
I never knew but one—and here he lies.

 

EPITAFFIO A UN CANE

In questo luogo
giacciono i resti di una creatura
che possedette la Bellezza
ma non la Vanità
la Forza ma non l’Arroganza
il Coraggio ma non la Ferocia
E tutte le Virtù dell’ Uomo
senza i suoi Vizi.

Quest’ Elogio, che non sarebbe che vuota lusinga
sulle Ceneri di un Uomo,
è un omaggio affatto doveroso alla Memoria di
“Boatswain” , un Cane che naque in Terranova
nel maggio del 1803
e morì a Newstead Abbey
il 18 novembre 1808.

Quando un fiero figlio dell’uomo
al seno della terra fa ritorno,
sconosciuto alla gloria, ma sorretto
da nobili natali,
lo scultore si prodiga a mostrare
il simulacro vuoto del dolore,
e urne istoriate ci rammentano
l’uomo che giace lì sepolto;
e quando ogni cosa si è compiuta
sul sepolcro noi potremo leggere
non chi fu quell’uomo,
ma chi doveva essere.

Ma il misero cane, l’amico più caro in vita,
che per primo saluta
e che difende ultimo,
il cui bel cuore appartiene al suo padrone,
che lotta, respira,
vive e fatica per lui solo,
cade senza onori;
e solo col silenzio
è premiato il suo valore;
e l’anima che fu sua su questa terra
gli vien negata in cielo;
mentre l’uomo, insetto vano! ,
spera il perdono,e per sé solo
pretende un paradiso intero.

O uomo! flebile inquilino della terra per un’ora,
abietto in servitù, corrotto dal potere,
ti fugge con disgusto chi ti conosce bene,
o vile massa di polvere animata!

L’amore in te è lussuria, l’amicizia truffa,
la parola inganno, il sorriso menzogna!
Vile per natura, nobile sol di nome,
ogni animale ti mette alla vergogna.
O tu, che per caso guardi quest’umile sepolcro,
passa e va’ : non è in onore
di creatura degna del tuo pianto.
Esso fu innalzato per segnare
il luogo ove tutto quel che di un amico resta
riposa in pace;
un sol ne conobbi: e qui si giace.

 
poesia scelta da Matteo Toigo

 

THIS WAS A POET di Emily Dickinson

THIS WAS A POET

This was a Poet –
It is That
Distills amazing sense
From Ordinary Meanings –
And Attar so immense

From the familiar species
That perished by the Door –
We wonder it was not Ourselves
Arrested it – before –

Of Pictures, the Discloser –
The Poet – it is He –
Entitles Us – by Contrast –
To ceaseless Poverty –

Of portion – so unconscious –
The Robbing – could not harm –
Himself – to Him – a Fortune –
Exterior – to Time

 

QUESTO FU UN POETA

Questo fu un Poeta –
È colui Che
Distilla un senso sorprendente
Da Significati Ordinari –
Ed Essenza così immensa

Da avvenimenti familiari
Che periscono oltre la Porta –
Ci meravigliamo di non esser stati Noi
Ad arrestarli – prima –

Di Visioni, Rivelatore –
Il Poeta – è Colui –
Che Ci destina – per Contrasto –
A un’incessante Povertà –

Di proprietà – così inconsapevole –
Che il Rubare – non può fargli danno –
Lui stesso – di per Sé – un Patrimonio –
Fuori – dal Tempo

 

poesia scelta da Emma Coba

FINESTRA TRAFUGATA di Rolf Hermann

FINESTRA TRAFUGATA

dentro di lei si sono forse interrotti i sogni

al di là degli spazi inalberati
scintillano le palpebre dell’aldiquà al ritmo di tigli iridescenti

la perdita dei cuori del grande spazio

l’io delle merci è messaggero in offerta
che divampando illusoriamente va verso la finestra
e protegge una lacrima che non rimarrà lì ad aspettare

 

poesia scelta da Matteo Toigo

TINTE DEL TRAMONTO di Ghiannis Ritsos

 

TINTE DEL TRAMONTO

Affollamento, – moto, tram, biciclette, autobus, ragazze –
cemento, ferro e stoffe di seta. Un cane piscia
sul palo a un incrocio. Una donna grida a qualcuno.

E’ l’ora in cui chiudono
le banche, i negozi, gli uffici. Il tramonto tinge
i visi di viola, d’arancione, rosa, azzurro
e uno solo d’oro; – scompare nell’ombra delle statue.

Un silenzio profondo sopraggiunge. Ogni cosa
calma e imponente allo stesso tempo, ti chiede un posto
in un angolo della poesia. Un vetro rotto,
gettato in un canto della via, riflette lo scarlatto del tramonto. Più tardi
una donna gettò dalla finestra a occidente un mazzo di fiori appassiti.
Due gocce d’acqua mi caddero sulla guancia –

Oh, mitigante frescura, munifica tristezza. Continuo.
In qualche sempre o in qualche luogo il 99 per cento è poesia.

 

poesia scelta da Sofia Giacometti

 

PREGHIERA ALLA POESIA di Antonia Pozzi

PREGHIERA ALLA POESIA

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

 

poesia scelta da Emma Coba

LA POESIA di Pablo Neruda

LA POESÍA

Y fue a esa edad… Llegó la poesía
a buscarme. No sé, no sé de dónde
salió, de invierno o río.
No sé cómo ni cuándo,
no, no eran voces, no eran
palabras, ni silencio,
pero desde una calle me llamaba,
desde las ramas de la noche,
de pronto entre los otros,
entre fuegos violentos
o regresando solo,
allí estaba sin rostro
y me tocaba.

Yo no sabía qué decir, mi boca
no sabía
nombrar,
mis ojos eran ciegos,
y algo golpeaba en mi alma,
fiebre o alas perdidas,
y me fui haciendo solo,
descifrando
aquella quemadura,
y escribí la primera línea vaga,
vaga, sin cuerpo, pura
tontería,
pura sabiduría
del que no sabe nada,
y vi de pronto
el cielo
desgranado
y abierto,
planetas,
plantaciones palpitantes,
la sombra perforada,
acribillada
por flechas, fuego y flores,
la noche arrolladora, el universo.

Y yo, mínimo ser,
ebrio del gran vacío
constelado,
a semejanza, a imagen
del misterio,
me sentí parte pura
del abismo,
rodé con las estrellas,
mi corazón se desató en el viento.

 

LA POESIA

A quell’età… La poesia venne
a cercarmi. Proprio non so da dove
uscì, se dall’inverno o dal fiume.
Non so come né quando,
non erano voci, non erano
parole, nè silenzio,
però mi chiamava da una strada,
di notte dai rami,
all’improvviso
da solo o in compagnia,
tra fuochi abbaglianti,
era lì, senza volto
mi toccava.

Non potevo parlare, la mia bocca
non sapeva
nominare,
i miei occhi erano ciechi,
qualcosa mi colpiva l’anima,
febbre o ali perdute,
fui solo
a decifrare
quella ustione,
scrissi la prima riga,
confusa, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza di chi non sa,
così vidi
il cielo
sgranato
e aperto,
i pianeti,
le colture palpitanti,
l’ombra colpita
trapassata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente dell’universo.

Ed io, minuscolo,
confuso dal grande vuoto
disseminato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii limpida parte
dell’abisso,
volteggiai con le stelle,
il mio cuore si scatenò nel vento.

 

poesia scelta da Matteo Toigo